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05.02.2017

 

La Marcia per la Vita oggi e

la difesa del concepito nell’antica Roma

Federica Fontana

 

Oggi 5 febbraio 2017 si è celebrata in Italia la trentanovesima Giornata per la Vita, organizzata dalla Conferenza Episcopale italiana.  Educare alla Vita, si legge nel Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente recante il titolo “Donne e uomini per la vita nel solco di Santa Teresa di Calcutta”, «significa entrare in una rivoluzione civile che guarisce dalla cultura dello scarto, dalla logica della denatalità, dal crollo demografico, favorendo la difesa di ogni persona umana dallo sbocciare della vita fino al suo termine naturale».

Durante l’Angelus Papa Francesco, rivolgendosi ai numerosi partecipanti, dopo avere ricordato l’odierna celebrazione della Giornata per la Vita, si è unito «ai Vescovi italiani nell’auspicare una coraggiosa azione educativa in favore della vita umana. Ogni vita è sacra! Portiamo avanti la cultura della vita come risposta alla logica dello scarto e al calo demografico; stiamo vicini e insieme preghiamo per i bambini che sono in pericolo d’interruzione della gravidanza, come pure per le persone che stanno alla fine della vita – ogni vita è sacra! – perché nessuno sia lasciato solo e l’amore difenda il senso della vita. Ricordiamo le parole di Madre Teresa: “La vita è bellezza, ammirala; la vita è vita, difendila!”, sia col bambino che sta per nascere, sia con la persona che è vicina a morire: ogni vita è sacra! Saluto tutti quelli che lavorano per la vita, i docenti delle Università romane e quanti collaborano per la formazione delle nuove generazioni, affinché siano capaci di costruire una società accogliente e degna per ogni persona».

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Il tema della giornata rievoca nella nostra mente i ricordi della quarantaquattresima March for life (Marcia per la Vita), svoltasi il 27 gennaio a Washington.

La manifestazione costituisce un appuntamento annuale per tutti coloro che si sono schierati dalla parte della Vita in risposta alla sentenza Roe versus Wade della United States Supreme Court del 22 gennaio 1973, con la quale la Corte Suprema legalizzò l’interruzione della gravidanza. Nella tristemente nota sentenza, viene affermato che il concepito non sarebbe mai stato riconosciuto come “persona in senso pieno”.

Numerose le persone che vi hanno preso parte, a dimostrazione di come il tema della tutela del più debole ed indifeso – il concepito appunto – stia a cuore a molti, nonostante gli interventi legislativi degli ultimi anni lo abbiano relegato all’ultimo posto della scala sociale.

La Marcia ha attirato l’attenzione di Papa Francesco, il quale,in un messaggio firmato dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin e inviato al monsignor Christoph Pierre, nunzio negli Stati Uniti, ha scritto: «È così grande il valore di una vita umana ed è così inalienabile il diritto alla vita del bambino innocente che cresce nel seno di sua madre, che in nessun modo è possibile presentare come un diritto sul proprio corpo la possibilità di prendere decisioni nei confronti di tale vita, che è un fine in sé stessa e che non può mai essere oggetto di dominio da parte di un altro essere umano».  Il Santo Padre ha, inoltre, affermato di essere «fiducioso che questo evento, in cui molti cittadini americani manifestano a favore dei più indifesi dei nostri fratelli e sorelle, possa contribuire a una mobilitazione delle coscienze in difesa del diritto alla vita e a misure efficaci per garantire la sua adeguata protezione giuridica».

Il tema della Vita e della protezione del concepito è sempre stato centrale nei discorsi dei Pontefici, i quali hanno incessantemente cercato di sensibilizzare l’opinione pubblica.

Ricordo, in particolare, il Convegno Nazionale dei giuristi cattolici del 9 dicembre 1972, durante il quale Paolo VI incoraggiava i giuristi a studiare i mezzi di difesa della vita del concepito in particolare l’antico istituto del curator ventris. Dopo aver ricordato che era un argomento “di grande interesse ed attualità, molto discusso, ma assai spesso male impostato e trattato”, il Santo Padre disse: «Nella civiltà occidentale questa protezione del nascituro ha inizio ben presto, sebbene a scopi particolari. Come in favore di lui sono i risalenti istituti del “curator ventris” (Cfr. Dig. 26, 27, 42)».

L’invito è stato accolto dalla Professoressa Maria Pia Baccari, la quale, attraverso un’analisi meticolosa delle fonti del Diritto romano, ha contribuito a riportare in luce quest’antico istituto, creato dal pretore romano per difendere il concepito.

Colui che è nell’utero (qui in utero est) è considerato «come se fosse nato (in rebus humanis esse) quando si tratti del suo vantaggio (commodum) e quindi al fine di provvedere agli alimenti per farlo venire alla luce. Ma protegge anche la madre. Provvedere agli alimenti per la donna gravida, al fine di tutelare la dignitas di lei, significa non farle mancare da mangiare, da bere, il vestiario e un tetto dove abitare (cibum, potum, vestitum, tectum) in un momento assai delicato della sua vita, incinta e vedova o incinta e divorziata  (comunque abbandonata) ed è ella stessa che “suole domandare” un curatore che l’aiuti e la protegga».

Nella sopra citata sentenza Roe versus Wade, i giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti d’America sembrano non preoccuparsi di approfondire lo studio delle fonti romanistiche prima di emanare la decisione e «limitandosi a ricordare che l’aborto era conosciuto in Grecia e a Roma affermava[no], in termini semplicistici e assai riduttivi, che il diritto greco e romano dava poca protezione al non nato (“unborn”) mostrando tra l’altro di non saper tradurre il latino e di non conoscere il diritto romano. L’affermazione, sorprendente, viene suffragata da un (erroneo) riferimento al diritto romano: si legge nella decisione che il diritto romano avrebbe garantito al concepito “poca protezione prima della nascita». Per approfondire questo argomento, vedi M.P. Baccari, “La difesa del concepito nel Diritto romano. Dai Digesta dell’imperatore Giustiniano”, Giappichelli, Torino 2006. Vedi anche “Curator ventris. Il concepito, la donna e la res publica tra storia e attualità”, Giappichelli, Torino 2012.

Purtroppo l’istituto del curatore del ventre è totalmente scomparso nel nostro ordinamento in seguito alla riforma del diritto di famiglia del 1975. E, tre anni dopo, con la “legalizzazione dell’aborto” operata dalla legge 194 del 1978, al concepito è stata addirittura tolta la dignità di uomo; colui che è nell’utero (qui in utero est come lo chiavano i romani) è stato dal legislatore considerato un mero grumo di cellule ed è stato privato del diritto più importante, quello di venire alla luce.

Il consistente numero di partecipanti alla Marcia per la Vita tenuta negli Stati Uniti, è dimostrazione di una nuova presa di coscienza delle persone sul tema della tutela del concepito e dei danni causati in seguito alla legalizzazione dell’aborto (si pensi anche al problema del crollo demografico che affligge i Paesi occidentali).

Simili manifestazioni sono sempre più frequenti e ottengono sempre maggiore adesione; oltre a quella qui ricordata tenuta annualmente a  Washington, vengono organizzate anche in altre parti del mondo, come Roma, Parigi, Bruxelles, Varsavia, San Francisco, Canada etc.

La Marcianazionale per La Vita è alla 7° edizione e si terrà a Roma il 20 maggio 2017.

Clicca su questo link per maggiori informazioni: www.marciaperlavita.it.

 

Di seguito il dipinto di Marc Chagall, La donna incinta – olio su tela del 1913: