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27 gennaio 2017 – Giornata della memoria

Federica Fontana

 

Oggi ricorre la sedicesima Giornata della memoria, dedicata alla commemorazione delle vittime della Shoah.

La presa di coscienza delle atrocità perpetrate e l’auspicio unito alla speranza di chiudere definitivamente con questa terribile pagina della storia dell’umanità, hanno spinto il Parlamento ad emanare nel 2000 la legge n. 211 sulla «Istituzione del “Giorno della Memoria” in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti».

La data coincide con la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa, che portò alla luce, tramite anche il racconto dei sopravvissuti, le mostruosità cui furono soggetti i deportati, vittime del disegno genocida in atto.

Qualche anno dopo, grazie alla risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005, il 27 gennaio è divenuta la data ufficiale degli Stati membri dell’Onu per celebrare la Giornata della memoria.

Scopo della commemorazione è quello di mantenere vivo nel tempo il ricordo degli orrori della guerra, tramite innumerevoli iniziative, incontri, seminari, convegni, lezioni scolastiche e accademiche, opere letterarie e cinematografiche, mostre fotografiche, racconti dei superstiti, riapertura dei campi di concentramento nella veste di musei memoriali etc. (sull’opportunità del Giorno della memoria vedi l’articolo “Abolire o rafforzare il Giorno della Memoria? Che senso ha coltivare la cultura del ricordo se questo impegno non è accompagnato da un investimento sugli «ebrei vivi»?” di Aldo Cazzullo, pubblicato oggi sul Corriere della Sera).

Desidero rinviare ad un articolo da me scritto qualche anno fa sulla vita di Riccardo Orestano, nel quale rievoco il periodo (dal 1943 fino alla conclusione della seconda guerra mondiale) del suo internamento a Wietzendorf.

Questa terribile esperienza rimase per sempre scolpita nella mente e nel cuore dell’illustre Maestro.

Egli, nel libro ‘Diritto’. Incontri e scontri, rammenta gli orrori della guerra, definendola «un turbine che involgendo popoli e continenti rendeva o sembrava rendere insignificanti le vicende individuali, che lasciavano l’uomo solo con se stesso» (R. Orestano, ‘Diritto’. Incontri e scontri, Bologna 1981, p. 492).

Orestano ritiene che niente debba essere dimenticato, nemmeno le singole storie di quelle persone che, senza nessuna colpa, furono travolte da quell’ondata di orrore: «l’immensa tragedia collettiva si rifrangeva, si scindeva in una miriade di tragedie o di drammi personali» (R. Orestano, op. cit., Bologna 1981, p. 492 e 493), ognuno di questi era rilevante per colui che si trovava a viverli.

Per leggere l’intero articolo clicca qui.

 

Di seguito la scansione delle  pagine 118-126 tratte dal libro Riccardo Orestano. 1924-1930 e oltre, curato da Maria Gioconda Orestano e Dino Cucinelli, nelle quali sono riportati i dipinti relativi al periodo della prigionia.